Onoranze funebri

Le onoranze funebri fanno da sempre parte della società e ne rispecchiano la storia e l’evoluzione.

Le onoranze funebri, fino a poco tempo fa chiamate pompe funebri, sono un elemento che fa parte della società e come tale cambia con essa. Basti pensare che fino a pochi decenni fa i defunti venivano preparati in casa in attesa del funerale e della sepoltura, mentre oggi è sempre più diffusa la necessita di avere un luogo dove accoglierli fuori dall’abitazione. La nostra Casa Funeraria di San Vito al Tagliamento è forse il testimone più evidente di questo processo di evoluzione, ma la trasformazione può essere visibile anche nei mezzi che utilizziamo per il trasporto delle salme e nelle epigrafi esposte per gli annunci funebri.

In tutto il corso della storia, però, le onoranze funebri sono sempre state soggetti indispensabili: mediatori in un momento difficile i cui compiti oggi comprendono non solo gli aspetti tecnici, ma sempre di più quelli spirituali e psicologici. Una buona gestione di un funerale non può, certo, risolvere il dolore, ma di certo è determinante per il lento lavoro di recupero ed elaborazione che dovranno fare i familiari in tutto il tempo successivo al rito.

Il ruolo delle attività legate alle onoranze funebri nel corso dei secoli lo vediamo trasmesso nei monumenti antichi, nei cimiteri monumentali e nelle cerimonie funebri di personaggi noti a cui spesso assistiamo, come è stato per noi il funerale di Pierpaolo Pasolini nel 1975. Non è solo un servizio lavorativo: come Eredi Querin crediamo sia un vero e proprio contributo alla vita.

 

Il funerale di Pierpaolo Pasolini a Casarsa della Delizia

Il 2 novembre 1975 all’Idroscalo di Ostia fu ritrovato il corpo di Pierpaolo Pasolini, un poeta e scrittore, uno degli intellettuali italiani più importanti d’Italia. Nato e cresciuto a Bologna, fu sempre molto legato a Casarsa della Delizia, paese natale della madre dove passava le estati e dove con la famiglia si rifugiò negli anni della Seconda Guerra mondiale. Qui diede vita a esperienze di vita e poesia che ancora oggi sono considerate tra i momenti di maggiore bellezza della opera. “Il Sogno di una Cosa”, il romanzo che narra le vicende di un gruppo di ragazzi alle prese con la miseria e le rivendicazioni contadine, è raccontato percorrendo in bici le strade che collegano San Vito al Tagliamento, Rosa, San Giovanni e il Tagliamento. Sono ancora vive donne che si ricordano di aver ballato per ore, alla sagra di Ligugnana, insieme a Pasolini che «era già regista quando ballava» (cit. da “Il Sogno di una cosa”, podcast di Renato Rinaldi, Tre Soldi, Rai Radio 3).

Dopo il funerale a Roma, il 5 novembre 1075, la salma fu trasportata a Casarsa della Delizia, dove la madre volle fare un’altra cerimonia e seppellirlo nel cimitero del paese. Eredi Querin era stata chiamata, tra le pompe funebri presenti sul territorio, a occuparsi della cerimonia.

«Ricordo che era da poco morto mio papà, io avevo 9 anni e per noi è stata una settimana travolgente. – racconta Ivano Querin, titolare di Eredi Querin – Con Pierpaolo Pasolini c’era un legame di famiglia: ci si frequentava e c’era stato anche un episodio che ci aveva uniti moltissimo. Noi abitavamo vicino alla Chiesa di Casarsa e dal cortile avevamo accesso diretto al campanile. Durante un rastrellamento nazista, mio zio insieme ad altre persone tra cui Pierpaolo si sono nascosti nel tetto della chiesa per 3 o 4 giorni».

La prima parte della cerimonia si svolse in quella che per i casarsesi è chiamata glisiùt, ovvero la Chiesa di Santa Croce, al cui interno si trova la lapide votiva che ricorda l’invasione turca del 1499, un episodio storico da cui Pasolini trasse ispirazione per l’opera in friulano I Turcs tal Friúl.

«C’era una quantità di fiori mai vista: – continua Ivano – con il fioraio avevamo costruito un arco di fiori da mettere sul portale di ingresso del glisiùt, pieno di fiori gialli e garofani rossi. E poi una quantità incredibile di epigrafi, di cordoglio e partecipazioni. Ci avevano chiamato tutte le associazioni e i partiti politici di allora. Il giorno della cerimonia c’era così tanta gente da riempire le strade del paese: un fiume di persone sono venute a salutare Pasolini. Io ricordo benissimo Ninetto Davoli perché l’avevo visto in televisione, ma c’erano tante persone famose che io da bambino non conoscevo. Quando siamo partiti dal glisiùt per andare nella chiesa di Casarsa per il funerale, siamo saliti in macchina: c’era mio zio alla guida, un altro uomo che lavorava per noi al posto del passeggero, e io in mezzo, in un posto inesistente, ma da cui guardavo fuori e osservavo quello che è stato a tutti gli effetti un momento storico».

 

Fin dalla sepoltura Eredi Querin ha sempre seguito la manutenzione della tomba di Pierpaolo Pasolini: i primi anni fu collocato in un loculo e in seguito posto in una tomba a terra progettata dall’architetto friulano Gino Valle (1923-2003) alla fine degli anni Settanta, si trova a sinistra dell’ingresso.

Si tratta di una sepoltura molto semplice costituita da una lapide grigia posta all’interno di una piccola isola verde su cui è stato piantato un alloro, antico simbolo dei poeti, e con una sola scritta: PIER PAOLO PASOLINI (1922-75). A fianco riposa la madre, Susanna Colussi, scomparsa nel 1981 quasi a simboleggiare il profondo legame che aveva con il figlio.

 

Le onoranze funebri nella storia

Le pratiche funebri hanno una lunga storia che risale alle antiche civiltà. Nei tempi antichi, le tribù e le comunità si occupavano delle loro pratiche funebri senza l’intermediazione di aziende specializzate.

Durante il Medioevo, invece, la Chiesa cattolica acquisì un ruolo centrale nella gestione delle pratiche funebri. Le processioni e le cerimonie divennero rituali elaborati guidati dalla Chiesa stessa. Con il Rinascimento, a imporsi fu l’aspetto più artistico delle onoranze funebri. Le famiglie iniziarono a commissionare monumenti funebri elaborati per commemorare i loro cari.

Tra il XIX e il XX secolo, le pompe funebri divennero aziende sempre più strutturate e professionali e con le migrazioni che continuano ancora oggi, nuove tradizioni e pratiche funerarie provenienti da diverse culture iniziarono ad influenzare l’approccio occidentale aprendolo verso pratiche laiche e multiculturali.

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